Evento Parto 2006 – Evento conclusivo

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Il 19 GENNAIO 2007 l’Associazione Ippogrifo promuoverà presso il Centro Donna del Comune di Livorno, LArgo Strozzi n. 3, 57123 Livorno, l’evento conclusivo del Progetto: “Evento Parto”.

Si terrà quindi una Tavola Rotonda in cui relazioneranno:

o Alessandra Atturio – ViceSindaco di Livorno

o Maria Giovanna Ulivieri Papucci – Responsabile del Centro Donna del Comune di Livorno

o Maria Giuliana Tinghi Piampiani – Presidente Cornucopia

Interverranno:

o Daniela Vaccai: Coordinatrice Ostetriche Territoriali

o Oriana Rossi: Medico del Lavoro Azienda USL6

o Lia Bottigli: Comune di Livorno –Attività Educative

o Serenella Frangilli: Pedagogista

 Abstract:

L’Evento Parto e il Percorso nascita sono i temi centrali messi a confronto in questo incontro che è conclusivo dell’indagine “Evento parto – Spazi e Tempi”. Si è trattato di un progetto con elementi di rilevante importanza ma che di solito non vengono presi in considerazione come tasselli di un mosaico costituito da specifici problemi, bisogni, personalità.

La riflessione si è svolta su due tematiche:

  1. aspettative-bisogni-desideri delle donne, luoghi e metodi del parto
  2. avvio e sviluppo della Rete Territoriale dei Servizi.

Oggi, la definizione culturale prevalentemente accettata del parto e della nascita è di tipo medico e di fatto esclude ogni connotazione affettiva, emotiva, sessuale. Questi ristretti confini imposti all’espressione del proprio esser “persona completa” tendono a rafforzare la pratica della medicalizzazione del parto.

E’ stato lo stesso movimento femminile — non solo attraverso le sue analisi e le sue riflessioni, ma anche con pluriennali battaglie — ad evidenziare con precisione la riscoperta del valore profondo (ed universale) della sessualità e della maternità. Ed è proprio attraverso le rivendicazioni femminili che, in particolare nello scorso decennio, hanno portato al raggiungimento — almeno sul piano legislativo, ancorché imperfetto — di alcuni importanti obiettivi (attinenti ad esempio il diritto di famiglia, la parità, la tutela sociale della maternità e l’interruzione volontaria della gravidanza).

Emerge con chiarezza come e quanto sia necessaria una rinnovata — più aperta e più autenticamente umana — concezione della maternità; insieme all’esigenza di approfondire, e all’occorrenza rivedere e far saltare, i rigidi schemi che, per molto tempo, ci hanno condizionato dando per scontato che anche su questo essenziale terreno esiste un codice dei comportamento “giusto” e “normale”. Così, questa nuova visione — che coinvolge profondamente non solo la donna ma anche l’uomo — pone al centro dell’interesse l’individuo: nella sua complessità di relazioni psico-affettive, nella sua globalità e pluralità di bisogni.

Ben lungi dall’essersi esaurito nel corso degli anni, il dibattito su queste tematiche si è fatto via via più ricco e attraverso i più svariati canali di un aperto e attento confronto con la realtà che percorre in lungo e in largo tutta la società. Ciò rivela, sempre più scopertamente, come il tema non può essere arginato dai muri dell’ottica esclusivamente sanitaria o scientifica ma si debba tener conto di tutti i molteplici e complessi fattori legati alla vita (individuale e sociale) in cui si sviluppano la personalità e il comportamento umano, è indispensabile un approccio pluridisciplinare.

Per tentare questo approccio, si sono riuniti al Centro Donna di Livorno, esperti ed esperte di varia formazione (ostetriche,medici, psicologi, pedagogisti), che hanno compiuto lo sforzo di trovare — al di là dei propri linguaggi e delle proprie specifiche competenze — gli aspetti unificanti che consentano di vedere l’intera problematica attraverso le differenti prospettive.

Per tre giornate si sono susseguite relazioni e comunicazioni, che hanno spaziato su un arco assai vasto di questioni: da quelle strettamente tecniche alla formazione degli operatori e delle operatrici, dai problemi legati alla fertilità alla diverse modalità con cui avviene oggi il parto al ruolo degli ormoni nei comportamenti e al ruolo dell’ostetrica in sala parto, dalle basi fisiologiche al linguaggio delle emozioni. Molti diversificati gli argomenti trattati: infanzia e adolescenza, metodi diagnostici, valorizzazione della fase preconcezionale, esperienze in atto nel nostro Paese e nella nostra città, interruzione volontaria della gravidanza, day hospital, risultati dei primi “parti di famiglia” attuati in ospedale, pratica del “rooming in”, riti della nascita codificati da antiche e recenti tradizioni.

Tra i tanti temi, essendo impossibile in questa sede darne conto compiutamente, ne scegliamo uno: quello del «processo di ospedalizzazione del parto in nome della volontà di ridurre gli indici di mortalità ostetrica e perinatale». In realtà, con ciò si è sancito «il distacco della gestante dal proprio ambiente familiare», trasformando l’evento nascita «da problema per “sole” donne a problema per “donne sole” e per “soli medici”». Nel giro di pochi anni si è passati così da una situazione di presunto maggior rischio ad una aprioristicamente definita più sicura, «da un fisiologico inserimento nel contesto sociale e familiare ad un patologico isolamento, da una modesta (e meditata) medicalizzazione ad un interventismo medico».

La sistematica opera di “medicalizzazione del parto” è stata segnata dall’eccessiva estensione del concetto di gravidanza a rischio, l’assistenza attiva in travaglio di parto, l’utilizzo delle tecniche analgesiche ed anestetiche, l’incremento (a quanto sembra ingiustificato, e comunque eccessivo) dei tagli cesarei.Si è sostenuto che la medicina ed i medici si sono appropriati della nascita, lasciandone ovviamente gli inconvenienti (come il dolore, la paura, la solitudine, i traumi psicologici e fisici ecc) alle donne protagoniste dell’evento. Sono stati imposti il ricovero precoce, l’immobilizzazione a letto, la solitudine; sono stati fissati le regole di comportamento e tutta una serie di rituali tecnici del parto spesso legati più a procedure imposte dall’istituzione che ad effettiva necessità. Si giunge così ad affrontare un grosso nodo: quello dei reparti ostetrici ospedalieri. L’ospedale, con cui le donne instaurano un complesso ed ambiguo rapporto di affidamento, e di conflitto, viene qui osservato attraverso la metafora della donna la attraversa lungo un percorso che la vede più come materiale in via di trasformazione che come produttrice, mentre emerge vigorosa la denuncia della mancanza di sensibilità e rispetto per i tempi ed i ritmi spontanei della madre e del bambino. La medicalizzazione del parto — si dice — difende la donna da molti fattori di rischio; ma contemporaneamente — per la predominanza della tecnologia— la frammenta simbolicamente, la riduce ad un “organo” da trattare clinicamente deprivandola del senso di questo fondamentale evento della sua vita.

Per un cambiamento si potrebbe investire sui temi del parto, della maternità e del rapporto con le strutture ospedaliere erano imperniate anche le slides presentate dal Dottor Carlo Buffi e dal Dottor Dimitri Anastassopolus.

Dalle varie relazioni emergono i messaggi contrastanti, le deformazioni, gli stereotipi che rendono precario e sfavorevole l’ambiente culturale in cui matura la scelta di fare un figlio, insieme all’incertezza e alla sostanziale ignoranza del processo generativo e spesso del panico di fronte ad eventi sconosciuti. Nel contempo si evidenzia però anche, e con forza, una richiesta di informazione reale, di conoscenze precise, di un confronto su esperienze-aspettative-bisogni-desideri. Nascono, quindi, una serie di riflessioni con le quali vengono ripercorse le varie tappe di un lungo iter: dalla decisione di fare un figlio, alla gravidanza, al parto, al post partum. Ed ecco le esperienze di insicurezza e di paura (rispetto ai rischi di malformazioni letali, prima ancora che del parto), ma anche di benessere; ecco i vissuti psicologici rispetto al proprio corpo «ospite», che hanno tanti riflessi sul modo di affrontare il parto, ed il successivo rapporto con il figlio, ma che restano in genere sconosciuti.

Molto si è detto sulla rivalorizzazione della figura dell’ostetrica come punto di riferimento continuo dal pre-concepimento al post-partum e puerperio. L’ostetrica è la persona che mantiene la relazione con la donna attraverso competenze anche da acquisire o sviluppare attraverso la formazione e l’aggiornamento professionale.

Nido d'infanzia

Situato in una villa d’epoca, in Via Del Bosco, 15/A – 57126 Livorno, posta nel cuore verde della città, il “Nido delle Meraviglie” accoglie oltre 20 tra bambine e bambini dai 12 ai 36 mesi.

Il... [continua]