Rete Antiviolenza Città di Livorno

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La Rete Antiviolenza Città di Livorno è una partnership costituita da ComuneQuesturaArma Provinciale  dei CarabinieriAzienda USL 6, Associazione Ippogrifo. I partner operano nell’attivare sul territorio azioni integrate d’intervento a favore di donne e minori che subiscono violenza. La rete è stata formalizzata attraverso un protocollo d’intesa firmato il 25 novembre 2011. L’obiettivo è quello di lavorare insieme per contrastare la violenza di genere, un fenomeno purtroppo ancora oggi molto grave e diffuso come dimostrano le cronache che sempre più spesso si occupano di episodi di violenza contro donne e di minori.

Ippogrifo è anche partner della Rete Sociale “Alba Rosa” costituita nel 2013, attraverso protocollo d’intesa, da Fondazione CaritasSVS LivornoCentro Servizi Donne Immigrate (CeSDI). A queste realtà del Terzo Settore si sono in seguito aggiunte l’Associazione dominicana “Hermanas Mirabal” e AGeDO. Questa partnership opera nel privato sociale e nel volontariato per la prevenzione e il fronteggiamento di ogni forma di violenza contro donne e minori.

Ippogrifo Centro Antiviolenza (CAV) accoglie e accompagna le donne nel percorso di rafforzamento e consapevolezza per l’uscita dalla situazione di violenza.

Il numero di Emergenza Antiviolenza attivo 24 ore su 24 è: 320/96240061

Quando si parla di violenza di genere il profilo psicologico del maltrattante spesso rimane nascosto, quasi inesplorato nel suo essere protagonista di abusi fisici ed emotivi, mentre la vittima tende spesso a colpevolizzarsi e a trovare nel proprio comportamento la ragione del comportamento del partner. Non raramente la donna, che spesso dipende socialmente ed emotivamente dal partner, decide di tacere, restando confusa e dubitando di se stessa. Dominio e gelosia vengono interpretate come prove d’amore.

Sappiamo bene che la violenza agita in famiglia racconta coercizione sessuale, determina progressivo isolamento sociale della vittima, evidenzia nelle pratiche tradizionali negative il sussistere di diritti umani negati. Il più delle volte la donna che ha subito maltrattamenti, anche a distanza di tempo, denuncia un profondo sovvertimento della propria capacità di praticare e mantenere relazioni interpersonali. La donna può resistere nella situazione di violenza, anche molti anni, per la paura e il rischio di nuove e più gravi violenze, adottando meccanismi di rimozione e minimizzazione delle violenze, indotti dalla necessità di sopravvivere al ripetersi di eventi traumatizzanti, sino alla consapevolezza che solo con la separazione potrà interrompere la violenza e proteggere se stessa e i figli. Quando poi la donna è vittima di atti persecutori il Centro Antiviolenza agisce contro lo stalking, inteso come molestie e/o minacce ripetute che turbano le condizioni di vita della donna e la mettono in uno stato di insicurezza e timore per se stessa.

La donna che decide di allontanarsi dalla situazione di pericolo, spesso lasciando la propria casa con i figli, deve trovare le risorse per far fronte ai nuovi bisogni che il distacco comporta insieme all’elaborazione del lutto e alla ricostruzione dell’autostima. Deve fronteggiare la paura di nuove e più gravi violenze, spesso deve trovare un luogo dove proteggersi, sconosciuto al maltrattante, oltre a dover trovare le risorse economiche per mantenere se stessa e i figli. Il Centro Antiviolenza può sostenerla nel percorso di uscita dalla violenza, dare informazioni, fornire una sistemazione abitativa ad indirizzo segreto, favorire la costruzione di rapporti positivi con soggetti istituzionali come i servizi socio-sanitari e le forze dell’ordine. La decisione di interrompere la relazione e separarsi costituisce il momento di maggior pericolo per la donna e deve essere affrontato con le necessarie cautele per evitare le reazioni violente del partner alla notizia della separazione. Le donne uccise dal partner sono, nella maggior parte dei casi, non quelle che ancora subiscono la violenza ma quelle che hanno trovato la forza e il coraggio di sottrarsi ad essa.

La violenza assistita da minori

È definita come qualsivoglia forma di violenza cui il minore assiste all’interno della famiglia, agita contro figure di riferimento (madre, padre, sorella, fratello, etc.). È un fenomeno molto diffuso e trasversale, in quanto presente in ogni ambito culturale, sociale ed economico. Avviene prevalentemente all’interno del contesto familiare. Viene tenuto nascosto da chi agisce la violenza, da chi la subisce, da chi ne è a conoscenza. Per una bambina o per un bambino, essere testimone di violenze familiari significa subire maltrattamenti in prima persona. Assistere direttamente agli episodi violenti, o anche solo percepirne gli effetti, cagiona danni alla personalità e allo sviluppo dei minori, la cui gravità è pari a quelli prodotti dalla violenza subita. La violenza assistita, in quanto maltrattamento psicologico, comporta effetti a livello emotivo, cognitivo, fisico e relazionale. Anche se non risulta dimostrabile una correlazione lineare tra la violenza assistita e l’insorgenza di esiti clinici, conseguenze dannose provocate da abusi, maltrattamenti e violenze, si verificano con grande frequenza, anche nei casi in cui il bambino, la bambina non manifesti un sintomo immediato. Quando l’esposizione a scene di violenza è ripetuta, il benessere, lo sviluppo individuale e la capacità di interagire in modo funzionale a livello sociale sono seriamente compromessi, sia durante l’adolescenza che nell’età adulta. Nell’immediato, la violenza assistita può causare diverse manifestazioni di disagio come stress, depressione, difficoltà scolastiche, ridotte capacità empatiche, svalutazione di sé e, sul lungo periodo, aumenta il rischio della riproducibilità, ossia di sviluppare comportamenti violenti in età adulta, assumendo la violenza come legittimo strumento relazionale, cosa che avviene soprattutto nei rapporti di coppia.

L’effetto della violenza contro le donne va ben oltre le persone direttamente interessate (vittima ed esecutore della violenza) e colpisce i minori, le famiglie, le comunità e la società in generale.

 

Nido d'infanzia

Situato in una villa d’epoca, in Via Del Bosco, 15/A – 57126 Livorno, posta nel cuore verde della città, il “Nido delle Meraviglie” accoglie oltre 20 tra bambine e bambini dai 12 ai 36 mesi.

Il... [continua]