Identità di genere

Sul concetto di identità di genere, Ippogrifo da anni lavora interrogandosi e aprendosi al confronto con altre sensibilità.

Se il corpo rappresenta il primo e solido riferimento dell’identità di ognuna di noi, è la relazione madre figlia che rappresenta il luogo della costruzione dell’identità femminile, dall’una all’altra, l’una nell’altra. La significazione del corpo della bambina passa attraverso l‘essere donna e poi l’essere madre in quel circuito straordinario di genealogia femminile che è l’ordine simbolico della madre. Nascosta rimane la domanda su come si costruisce l’ identità in assenza di questa relazione di attaccamento, quando c’è ma è distorta, quando non c’è, non c’è mai stata o è misconosciuta e venuta meno. E’ un quesito questo che ha solo il valore di provocazione in una riflessione che non è in cerca di risposte. L’ appartenenza al sesso femminile può significare pienezza e orgoglio di essere donna, o può ingenerare un sentimento di mancanza, quella di un essere inferiore, subalterno destinato alla perenne minorità. Esiste al proposito tutta una letteratura, dipendente dalla logica della discriminazione e disuguaglianza come dato di fatto, che presenta il comparire del primo flusso mestruale come impedimento di libertà, di corse e scorrazzate, come passaggio che si traduce in una delle mille limitazioni tradizionalmente imposte alle adolescenti rispetto ai coetanei, un passaggio che finisce per rappresentare il segnale un di meno, una sorta di inferiorità, potenzialmente in grado di condizionare tutta una vita in cui speranza e desideri sono assenti; con altra visione quello stesso evento può rappresentare il segnale di un di più, una sorta di ricchezza di capacità e creatività non finalizzata alla prospettiva unica della procreazione e invece all’acquisizione della propria consapevolezza e crescita in autostima. Nel movimento femminile e femminista il dibattito si è sviluppato nella discussione fra una parità omologante che sottintende inferiorità originale e una identità liberata che, nell’affermarsi, valorizza la propria differenza, a partire da quella sessuale. L’identità di genere ha assunto la visione per cui l’uomo non è il modello cui adeguare il processo della scoperta di sé e pertanto definisce la donna altro rispetto all’uomo e l’uomo altro rispetto alla donna. Amo ciò che è in te e resta “altro” da me.

La pratica del partire da sé ereditata dal femminismo e che racconta la soggettività di ognuna di noi – oggi – è riuscita a pervadere i gruppi di condivisione dei giovani uomini, che in autocoscienza si interrogano sulla relazione fra i sessi, sulla costruzione sociale dei modelli di mascolinità, finalmente lontani dalla cultura centrata su un soggetto fintamente neutro universale, in realtà sessuato maschile, deciso a non partire da sé e dunque a non staccarsi da sé. Tuttavia dobbiamo dire che il cambiamento procede con lentezza: se pensiamo al linguaggio – parlare non è mai neutro – risulta evidente che è il linguaggio che dà significato, che è nel linguaggio che si genera quella soggettività sessuata, che ci definisce nella nostra esperienza di vita, eppure nella quotidianità tocchiamo con mano che l’utilizzo del linguaggio di genere nella comunicazione ancora stenta ad affermarsi, per cui nei mass media ci troviamo a fare i conti con una declinazione della parola “neutra” che impone di fatto il maschile.

Parlando di identità di genere dobbiamo al movimento delle donne il rifiuto della divisione tra pubblico e privato nei secoli imposta ai diversi ruoli [il privato alla donna moglie e madre – il pubblico all’uomo]. E’ il patriarcato che colloca la donna – oggetto del discorso – nel dentro, luogo di insignificanza e spinge l’uomo – soggetto del discorso – al fuori, luogo di dominio pubblico.

Il femminismo ha avviato la ricerca di una identità che partendo dal proprio corpo e dalla relazione, dalla pratica delle relazioni, ha dato vita ad una ricerca mai conclusa sulla identità della donna, soggetto protagonista di un percorso di affermazione individuale sociale politica da tempo in atto. Un’ultima riflessione: l’identità di genere va diffusa non come conquista separatista, ma come semplice consapevolezza del sé nella relazione con l’altra e l’altro da sè.

BIBLIOGRAFIA

L. Muraro (2006) L’Ordine simbolico della madre Edizioni Emme

La scommessa della libertà femminile

Gemma è il nome del gruppo femminista che abbiamo costituito al Centro Donna del Comune di Livorno, gestito dall’associazione Ippogrifo, per rilanciare contro il femminismo di stato – politiche paritarie, governi a quota rosa, neutralizzazione del conflitto fra i sessi – il femminismo della differenza che fin dagli anni Ottanta ha fatto dello spostamento dal paradigma dell’oppressione al paradigma della libertà femminile la sua sfida teorica. Elaborando – scrive Ida Dominijanni in, Il Trucco. Sessualità e biopolitica nella fine di Berlusconi – un’idea di libertà femminile politica e relazionale (perché vive nella sfera pubblica e perché ancorata alla pratica della relazione tra donne); autonoma ( cioè misurata sull’autorità materna e non sulla legge del padre); sopra la legge ( cioè non subordinata alla politica dei diritti); sorgiva ed eventuale ( cioè riconoscibile in contesti inusuali o imprevisti e al di fuori degli schieramenti politici tradizionali) .
Ci piace ricordare che negli anni Ottanta e Novanta le donne del gruppo documentazione del Centro Donna di Livorno e di cui alcune di Gemma facevano parte, erano in relazione con la Libreria delle Donne di Milano e con il Virginia Woolf di Roma, vale a dire con i due luoghi più autorevoli del femminismo italiano. Sono stati anni di scambio intenso e fecondo, di condivisione di pensieri e di pratiche che mantenevano aperto l’orizzonte della differenza sessuale. Un orizzonte che mai si è chiuso perché la direzione del femminismo, il suo movimento è di essere sempre aperto a un di più. Alzare il cielo e allargare l’orizzonte – è la bella espressione di Luisa Muraro.
La libertà, ce lo insegna Hannah Arendt, non è mai conquistata una volta per tutte, ma sempre va rimessa al mondo, è una partita aperta. Il desiderio di giocarcela, questa partita, nel contesto neoliberale in cui ci troviamo, è ciò che ci spinge all’agire politico. Ci troviamo infatti nel bel mezzo di una guerra, quella scatenata dal mercato contro la libertà politica e relazionale guadagnata dalle donne col femminismo. Investita dalla trasformazione neoliberale in corso, assorbita nella sua egemonia, piegata ai fini del mercato e della mercificazione, la libertà femminile è stata tradotta nella libertà di vendersi, di disporre del proprio corpo inteso come “capitale umano” da valorizzare e far fruttare nello scambio sociale e ricondotta alla precettistica della libera scelta. La guerra in atto tra la libertà del mercato e la libertà femminile, apre diversi campi di battaglia tra cui quello, per noi decisivo, della maternità surrogata.
Il percorso che porta alla nascita di Gemma inizia nel 2011 con la relazione tra Giovanna e Giuliana che decidono di presentare al Centro Donna il libro di Luisa Muraro, Non è da tutti. L’indicibile fortuna di nascere donna. La discussione sul libro alla presenza dell’autrice e di tantissime donne è stato un momento di scambio straordinario che ha dato più forza al desiderio di riprendere la pratica politica della relazione fra donne. Le iniziative promosse in questo senso hanno suscitato interesse e progressivamente il gruppo è cresciuto.
Alcune tappe importanti del nostro lavoro sono state: la presentazione del libro Mia madre femminista. Voci da una rivoluzione che continua , curato da Luciana Tavernini e Marina Santini che ha visto la partecipazione attiva di numerosi studenti, ragazze e ragazzi ,che il libro lo avevano letto e discusso in classe con le loro insegnati; la lettura di Il Trucco di Ida Dominijanni; la lettura di , Speculum. L’Altro Uomo. Otto punti sugli spettri di Colonia , un testo scritto all’indomani dei fatti di Colonia da Alessandra Bocchetti, Ida Dominijanni, Bianca Pomeranzi, Bia Sarasini. Giuliana e Patrizia hanno partecipato all’incontro che su questo testo si è tenuto alla Casa Internazionale della Donna di Roma e hanno condiviso con le altre quanto era emerso nella discussione.
Noi siamo radicalmente contro l’utero in affitto o maternità surrogata e, dunque, contro la mercificazione del corpo femminile fecondo e del suo frutto. Abbiamo seguito con attenzione la discussione che si è svolta su questi temi e c’è da dire che a differenza dell’iter parlamentare sulla procreazione medicalmente assistita che fu un dibattito tra soli uomini incentrato sull’embrione, l’ ingegneria genetica e che oscurava la madre, le donne questa volta sono state interpellate. Dai media e dall’opinione pubblica. Le donne sono intervenute anche con posizioni diverse e spesso problematiche, ma determinate – osserva Lia Cigarini – a dire alt, vogliamo pensarci e non passa così alla leggera questa cosa che implica il corpo della donna e la relazione materna. La loro parola sulla scena pubblica è stata una parola di autorità.
Sulla maternità surrogata e sul ruolo che tecnica e mercato giocano nella generazione stiamo lavorando da circa due mesi. Nei nostri incontri settimanali abbiamo letto insieme il libro di Luisa Muraro, L’Anima del corpo. Contro l’utero in affitto, i testi di Silvia Niccolai, Quello che i diritti non dicono e Con l’universalismo è Lei che ci perde; e proseguiamo le nostre riflessioni con i saggi contenuti in Diotima. L’ombra della madre. Giuliana che è in relazione con la Libreria delle donne di Milano ha partecipato alle redazioni allargate di Via Dogana 3 : Il corpo femminile fecondo
( 13 marzo 2016); Libertà femminile: prezzi pagati e prezzi da pagare ( 8 maggio 2016) introdotte da Luisa Muraro e dalla costituzionalista Silvia Niccolai. Il 30 di aprile Giuliana e Patrizia hanno partecipato alla conversazione su maternità/gestazione nell’esperienza e nella politica delle donne aperta da Lia Cigarini e Luisa Muraro a partire dal libro di Luisa, L’Anima del corpo.
Di tutto questo discutere e pensare la cosa che sta più a cuore a tutte noi è la relazione materna che – siamo d’accordo con Muraro – è la base della civiltà. La madre mette al mondo e insegna a parlare, dà la vita e la parola tenendo insieme esperienza e linguaggio. L’ordine simbolico materno – dice Luisa – è l’ordine in cui viviamo, in cui siamo vive e vivi, perché noi siamo fatti di corpo e di parola.
Su questi temi intendiamo prendere parola pubblica e aprire un confronto con le donne e gli uomini che non ci stanno a sottomettersi allo strapotere del mercato e della tecnica e al loro tentativo di trascinarci al di fuori della sfera dell’umano. Facendo pagare a tutte e a tutti un prezzo altissimo: la cancellazione del debito con la donna che ci mette al mondo. Un prezzo che noi non siamo disposte a pagare. Il femminismo della differenza ha una grande forza teorica che si articola a livello filosofico e giuridico e che dobbiamo riuscire a tradurre/ esprimere in una parola e in un agire politico. E’ la nostra scommessa, ciò a cui ci sentiamo chiamate.
Giuliana Giulietti, Giovanna Papucci, Patrizia Fallani, Stefania Burgalassi, Enrica Ricci, Lucilla Serchi.

Nido d'infanzia

Situato in una villa d’epoca, in Via Del Bosco, 15/A – 57126 Livorno, posta nel cuore verde della città, il “Nido delle Meraviglie” accoglie oltre 20 tra bambine e bambini dai 13 ai 36 mesi.

Il... [continua]

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